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Guardate
sul vocabolario i significati della parola "groove".
Vuol dire il solco, lo scavo.
Va
bene per indicare i solchi della terra e pure quelli dei vecchi
dischi. E vuol dire anche spassarsela (to groove) andar su di giri
e trovare armonia.
La
libertà di fare tutto questo a Carugno e alla sua band proviene
da una ricchezza che nessuno può rubare. Perchè viene
dal profondo dei cieli e dal profondo della terra.
Lui
ci fa su musica, ci ha fatto una casa. E come nella sua casa,
così chiama nella sua musica i maestri e gli amici.
Stavolta è toccato a me, con due poesie. E' una figata. Che
è come dire un'onore.
Davide
Rondoni
Penso
che non si possa innovare se non ciò che ci è stato
tramandato. La creatività ritmica, armonica e melodica,
la capacità di creare swing e comunicare attraverso
l’improvvisazione, arrivano a grandi vertici solo se
rimangono dentro il “solco”(groove) che altri hanno
tracciato perché noi lo potessimo percorrere con tutto
noi stessi per diventare veramente liberi.
Sono
profondamente grato a Niccolò, Mariano e Massimo perché – perseguendo
ciò che amano di più (il jazz) con genialità e
passione – hanno dato a questo gruppo una svolta decisiva,
mettendosi al servizio della musica perché essa possa
misteriosamente accadere.
Con loro è tutto facile e
fresco perché si è tutti tesi ad esplorare l’ignoto
con una grande urgenza espressiva lasciando che la musica passi
attraverso di noi. Ci divertiamo molto a suonare insieme, ogni
concerto è come se fosse il primo e l’ultimo
e sempre accade inaspettatamente qualcosa di nuovo.
Ognuno di
noi ha la sua propria voce sullo strumento che concorre a
creare il “sound” del quartetto. E’ una continua
ricerca, un continuo rimettersi in gioco, un continuo sviluppo
del sound, che è già lì presente.
Ci vuole
umiltà nel riconoscere che ciò che cerchi è già lì,
e ci vuole passione, lavoro e amore per il jazz per poterlo
sviluppare.
Maurizio
Carugno
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